Lezione 5 – ANNEGAMENTO
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia ogni anno si contano circa 350 decessi per annegamento, con 800 ospedalizzazioni e 60.000 salvataggi. Non necessariamente le morti per annegamento sono causate dal mare mosso o avvengono al largo della riva: al contrario, si è notato che queste si verificano principalmente in piscina o nei primi 10 metri di balneazione marittima.
I dati Istat dal 2017 al 2021 riportano 206 decessi per annegamento tra i 0-19 anni, con una media di circa 41 decessi annui. Più dell’80% delle vittime sono maschi e il 47% ha meno di 15 anni.
Le vittime più frequenti, secondo l’Oms, sono i bambini tra 1 e 4 anni, seguiti da quelli di età compresa tra 5 e 9 anni. Il mare è il principale luogo di annegamento (50,3% dei casi), mentre il 41,3% dei decessi avviene nelle acque interne (laghi e fiumi) e l’8,3% in piscina. Quanto alle cause, il 28% dipende da malori improvvisi, il 15% da imprudenza e il 14% per cadute in acqua. Il resto è determinato da incapacità di tenersi a galla o da tuffi sconsiderati dove il fondale è basso o roccioso.
Fortunatamente, i morti per annegamento sono in netto calo rispetto agli anni passati, seppure ancora in numero considerevole.
L’annegamento
L’annegamento è uno stato di asfissia acuta di tipo occlusivo che provoca una ridotta ossigenazione del sangue fino alla mancata ossigenazione cellulare (anossia), determinando gravi danni a livello cerebrale.
Come stabilito dalla Conferenza Mondiale sulla Prevenzione dell’Annegamento, l’annegamento può essere definito secondo i seguenti fattori:
◾Sindrome da sommersione o semi-annegamento: disfunzione respiratoria che deriva dalla sommersione in un fluido con il suo conseguente ingresso all’interno delle vie aeree (bocca/naso). Le conseguenze portano ad asfissia e arresto cardiaco.
◾Immersione: la persona è immersa in un fluido, ma con le vie aeree al di sopra della superficie. Le conseguenze portano ipotermia e perdita di forze.
◾Annegamento: termine post-mortem usato per indicare vittime decedute a causa di una sommersione/immersione in un fluido anche a distanza di tempo dall’incidente.
LE FASI DELL’annegamento
La penetrazione di un liquido lungo le vie respiratorie, anche in piccola quantità, provoca un’apnea causata dalla chiusura dell’epiglottide: questa reazione è finalizzata a proteggere l’apparato respiratorio dal liquido inalato. Tuttavia, questa impedisce anche il passaggio dell’aria, provocando un’ipossia, ossia una carenza di ossigeno che interessa i tessuti dell’organismo.
L’annegamento è composto da diverse fasi:
◾fase di sorpresa: consiste in una profonda inspirazione, momentanea, della durata di alcuni secondi, prima che l’individuo vada sott’acqua;
◾fase di resistenza: fase di apnea iniziale, durante la quale l’individuo impedisce la penetrazione di liquido nei polmoni e si agita cercando di riemergere, richiedendo aiuto;
◾fase della dispnea respiratoria: quando l’individuo non riesce più a trattenere il respiro, la glottide si rilascia e il soggetto inizia a compiere affannose respirazioni sott’acqua per circa un minuto, le quali provocano l’introduzione di grande quantità di liquido nei polmoni e nello stomaco;
◾fase apnoica: stato di morte apparente con perdita della coscienza, abolizione dei riflessi e arresto definitivo del respiro;
◾fase terminale: boccheggiamento e arresto definitivo del battito cardiaco.
L’introduzione di acqua o altri liquidi provoca quindi un’asfissia, che è la vera causa del decesso, poiché il corpo riceve una quantità di ossigeno insufficiente a svolgere le funzioni cellulari.
I fattori di annegamento
Ci sono diversi fattori che favoriscono o non attenuano le conseguenze dell’annegamento:
◾Fattori soggettivi e comportamenti errati: consumo di alcol, droghe, patologie preesistenti che possono compromettere la salute della persona, traumi, immersioni prolungate, sincope, incidenti subacquei, mancato controllo dei bambini, sopravvalutazione delle proprie capacità, mancato rispetto dei tempi di digestione;
◾Fattori ambientali sfavorevoli: freddo, correnti e maree, venti, pendenze e stabilità dei fondali, onde lungo la costa o in barca, scarsa trasparenza delle acque, ostacoli di visibilità;
◾Fattori d’intervento inadeguato: scarse o inadeguate attrezzature di salvataggio e di soccorso, mancate precauzioni in piscina e al mare, mancanza di supervisione adeguata e disattenzione dei soccorritori.
le tipologie di annegamento
Non esiste una tipologia ben precisa di persone vittime di annegamento, in quanto chiunque può annegare in qualsiasi momento. È possibile, però, fare delle distinzioni.
Un annegamento è definito primario quando la vittima muore sul luogo dell’incidente o immediatamente dopo (per esempio durante il tragitto all’ospedale), come diretta conseguenza di un’avvenuta sommersione. Invece, è definito secondario quando la vittima muore per le complicazioni prodotte dall’acqua inalata nei polmoni entro 72 ore dall’incidente.
Un’altra importante distinzione è quella tra l’annegamento dei nuotatori, quello dei non nuotatori e l’annegamento improvviso.
1 – ANNEGAMENTO DEI NUOTATORI
I nuotatori sono la causa più comune dei salvataggi (85%), specialmente al mare. Nonostante la loro conoscenza delle tecniche natatorie, spesso, per sopravvalutazione delle proprie capacità, sono proprio loro le vittime più frequenti di annegamento, in particolare in condizioni meteo-marittime sfavorevoli come forti correnti e onde oppure a causa di fondali impervi o crampi muscolari.
Questo annegamento può risultare silenzioso, in quanto la vittima cerca con tutte le sue forze di tornare a riva o a bordo piscina, senza sentire il bisogno di chiedere aiuto al bagnino. I tempi di sommersione sono relativi alla resistenza della persona, ma statisticamente si aggirano tra i 2 e i 5 minuti. Il soggetto sfinisce le sue forze perdendo progressivamente la sua capacità di rimanere a galla.
2 – annegamento dei non nuotatori
A questa tipologia di annegamento appartengono tutti coloro che hanno scarse abilità natatorie, e rappresenta circa il 45% del totale degli annegamenti (come da rapporto ISTISAN).
Il soggetto è incapace di galleggiare e, spesso malauguratamente, finisce per qualche motivo in acqua più profonda: ad esempio, cade da un supporto gonfiabile oppure, senza accorgersene, spostandosi si allontana anche solo di pochi centimetri dal punto in cui tocca. In questi casi, la vittima non è in grado di segnalare il pericolo, ma annaspa sull’acqua e le vie aeree non emergono per un periodo di tempo necessario a poter tossire, inspirare e usare la propria voce per richiamare l’attenzione. Inoltre, spaventata, inizia a fare movimenti scoordinati e convulsi, i quali, invece che essere d’aiuto, facilitano ancor di più l’annegamento.
L’intervento di soccorso è quasi sempre semplice, ma è difficile rendersi conto per tempo che la persona sta annegando, poiché solitamente avviene in maniera silenziosa e in zone tendenzialmente ritenute sicure per la balneazione.
3 – annegamento improvviso
Questa tipologia di annegamento è dovuta ad un malore della persona, come sincope, infarto, traumi, apnea prolungata, patologie interne, oppure a causa di uno sbalzo termico o un’eccessiva sosta in acqua troppo fredda. Contribuisce a circa il 28% del totale degli annegamenti.
Una delle cause più comuni di questo tipo di annegamento è l’idrocuzione, una sincope che insorge in maniera improvvisa caratterizzata da perdita di coscienza e conseguente arresto respiratorio che viene comunemente chiamata congestione. Questa può verificarsi sia non appena si entra in acqua, sia durante il bagno, specialmente se in acqua fredda, o addirittura quando si è usciti dall’acqua (in questo caso, prende il nome di idrocuzione ritardata). Infatti, il nostro corpo mantiene una temperatura interna costante di circa 37°C, mentre la temperatura dell’acqua di mare, di lago o di fiume può essere notevolmente inferiore, spesso attorno ai 18°C. Questo brusco cambiamento di temperatura causa una reazione violenta nel corpo e l’individuo cala improvvisamente a fondo, ma altre volte l’incidente è preceduto da segni premonitori, quali malessere, vertigini, crampi o ronzii alle orecchie.
L’idrocuzione causa raramente la morte del soggetto, tuttavia, siccome potrebbe avvenire mentre si trova in acqua, è molto probabile che sopravvenga la morte per annegamento per via dell’inalazione di acqua.
L’annegamento improvviso è uno dei più difficili da riconoscere, in quanto i tempi di annegamento sono velocissimi e può avvenire in qualsiasi zona di balneazione, anche con mare calmo e in acqua bassa.
La sommersione della vittima in questo caso è immediata, ed è quindi anch’essa di tipo silenzioso. La persona presenta solitamente una cute molto pallida. Il tempo di sommersione si riduce a qualche secondo, e il bagnante non ha nemmeno la possibilità di lottare per impedirla.
Annegamento in acqua dolce, salata, clorata e contaminata
L’annegamento ha effetti diversi sul nostro organismo se avviene in acqua dolce (laghi e fiumi), in acqua clorata (piscine), in acqua salata (mari, oceani e piscine) e in acque contaminate.
1 – ANNEGAMENTO in acqua dolce
Una volta ingerita, l’acqua dolce altera il surfattante presente negli alveoli, i quali collassano, e insorge la fibrillazione ventricolare. L’acqua dolce è ipotonica rispetto al sangue, ovvero ha una minore concentrazione di sali rispetto ai globuli rossi.
La morte della persona varia tra i 3-5 minuti dalla sommersione.
2 – annegamento in acqua clorata
Gli effetti sono i medesimi dell’annegamento in acque dolci.
L’acqua con cloro ha effetti più marcati rispetto all’acqua dolce non trattata, soprattutto a livello dei setti interalveolari, che vengono rapidamente danneggiati con conseguente e drastica diminuzione delle superfici respiratorie.
3 – annegamento in acqua salata
Le conseguenze di annegamento in acqua salata sono più gravi, perché l’acqua che penetra negli alveoli è 3-4 volte più concentrata del sangue che, per osmosi, “richiama” la componente liquida del sangue (plasma) negli alveoli. Tuttavia, la quantità di acqua salata necessaria per determinare l’arresto cardiaco è doppia rispetto all’acqua dolce.
L’annegamento in acqua salata può causare la morte in 7-8 minuti. Nonostante i tempi risultino più lunghi rispetto a quello d’acqua dolce, le difficoltà di recupero, dovute anche a fattori esterni come correnti o maree e la velocità di sommersione, rendono il soccorso in acqua salata il più complesso.
4 – annegamento in acqua contaminata
In questo caso, l’azione nociva è potenziata dalle sostanze presenti nelle acque: detersivi, derivati del petrolio, fertilizzanti, alghe, fango, erbe ecc.
È possibile affermare che l’annegamento in acqua di mare è più dannoso per i polmoni, mentre l’acqua dolce e quella clorata sono molto più dannose per il cuore. Il danno anossico celebrale è, invece, identico in tutti i casi.
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B. L. S. su Annegato
Nei casi non fatali, l’annegamento può essere trattato con successo tramite opportune manovre di rianimazione.
Una volta trasportato il pericolante fuori dall’acqua, bisogna posizionarlo in una zona rigida e sicura per iniziare le procedure di B.L.S.
Individuata la superficie di intervento, si procede con la valutazione dello stato di coscienza tramite pacche sui trapezi e stimolazione uditiva a entrambe le orecchie.
Se la persona è cosciente e presenta respiro normale senza tosse, bisogna riscaldarla e tranquillizzarla. Se peggiora o presenta tosse, respiro alterato o rantoli, bisogna chiamare l’1.1.2., riscaldare l’infortunato e, se possibile, somministrargli ossigeno. È opportuno tenere sotto controllo i parametri vitali in attesa dei soccorsi.
Se il soggetto non è cosciente, bisogna incaricare qualcuno di chiamare l’1.1.2. specificando il proprio nome, cognome, qualifica, il luogo in cui ci si trova e che si è in presenza di una persona annegata non cosciente.
Visto che l’infortunato ha ingerito dell’acqua, che è penetrata fino ai polmoni, prima di eseguire la fase MO.TO.RE. si effettuano 5 insufflazioni, una di seguito all’altra, necessarie per liberare le vie aeree e fornire ossigeno al soggetto, aumentandone così le probabilità di sopravvivenza. Non bisogna praticare spinte addominali o altre manovre simili per cercare di rimuovere l’acqua inalata, poiché questa viene assorbita rapidamente e le azioni eseguite potrebbero causare ulteriori danni al soggetto.
Mettendo una mano a C sulla sua fronte e indice e medio dell’altra mano sotto al suo mento, effettuare l’iperestensione del capo (o estensione nel caso di un bambino). Aprire la bocca e, tappando il naso fra una e l’altra, eseguire le insufflazioni.
A seguito di queste, è possibile controllare i parametri vitali attraverso la fase MO.TO.RE. ed aggiornare i soccorsi sulla situazione.
Se sono presenti sia battito che respiro e l’infortunato non è cosciente, bisogna metterlo in P.L.S.
Se c’è solo il battito ma non il respiro, si esegue 1 insufflazione ogni 5 secondi per un minuto, al termine del quale si effettua di nuovo la fase MO.TO.RE.
Se il battito cardiaco è assente, si inizia la R.C.P., composta da 30 compressioni e 2 insufflazioni. Alla fine di 5 cicli o in caso di sintomo di ripresa, si controllano nuovamente i parametri vitali.