Lezione 3 – TIPOLOGIE DI B. L. S.
Le procedure di intervento su soggetti come bambini, neonati o donne incinte presentano alcune differenze rispetto alle manovre di B.L.S. eseguite su un adulto.
Questo è dovuto alla diversa conformazione del corpo di un bambino o di un neonato, oppure, nel caso di una donna incinta, ai fattori che influiscono sull’organismo durante la gravidanza.
B. L. S. Bambino
Un bambino di età compresa fra i 2 e gli 8 anni ha una corporatura più piccola, snella e fragile rispetto a quella di un adulto. Per questo, quando si effettuano le manovre di B.L.S., bisognerà fare attenzione a non recare ulteriori danni al soggetto.
Si differenzia un bambino da un adulto fin quando esso non presenta i tratti tipici della pubertà, ovvero la presenza di peluria nei maschi e lo sviluppo del seno nelle femmine.
1 – valutazione ambientale
La valutazione ambientale rimane la stessa per tutti i casi. Il luogo d’intervento deve essere rigido e sicuro.
Nel caso in cui non sia rigido, è possibile spostare il soggetto su un’altra superficie.
Nel caso in cui non sia sicuro, bisogna immediatamente allertare l’1.1.2.
Se sono presenti genitori, tutori o parenti del bambino sulla scena, è opportuno informarli di essere un soccorritore qualificato mentre si iniziano le procedure. Se, invece, non si trovano sul luogo dell’incidente, bisogna farli allertare da qualcuno.
2 – valutazione dello stato di coscienza
La valutazione della coscienza è la medesima dell’adulto: bisogna avvicinarsi al soggetto inginocchiandosi al suo fianco, mettendo un ginocchio all’altezza delle sue spalle e l’altro all’altezza del suo ombelico. Poggiando i propri pollici sulle sue clavicole, si danno dei colpetti sui trapezi facendo attenzione a non provocare danni e, nel frattempo, si stimola uditivamente il soggetto a entrambe le orecchie.
In caso sia cosciente, bisogna alzargli le gambe e fornirgli acqua e zucchero, se può assumerlo. Se si ritiene necessario, è possibile chiamare l’1.1.2. per maggiori accertamenti.
In caso non sia cosciente, si deve immediatamente incaricare qualcuno di chiamare i soccorsi, specificando nome, cognome, qualifica, il luogo in cui ci si trova e che si è in presenza di un bambino non cosciente.
3 – fase mo. to. re.
Visto che il bambino non ha ancora terminato lo sviluppo, durante la fase MO.TO.RE. si dovrà estendere il capo, cioè lo si dovrà spingere leggermente di meno all’indietro rispetto a quanto si fa sull’adulto.
Si mette una mano a C sulla fronte del soggetto, con l’altra mano si posizionano le punte di indice e medio sotto al mento con il polso parallelo al pavimento e si spinge il capo all’indietro praticando l’estensione. Da qui, le dita scivolano nella fossa carotidea, ci si avvicina alla bocca del soggetto guardando il suo torace e si contano 10 secondi ad alta voce per farsi sentire da tutti i presenti.
Terminati i 10 secondi, si aggiornano i soccorsi su quanto appena valutato, così che conoscano le condizioni del soggetto e possano portare con loro il materiale necessario ad intervenire.
3.1 – il cuore batte ed il soggetto respira
Se il bambino non è cosciente, ma suo il cuore batte e lui respira, bisogna metterlo in P.L.S., utilizzando la stessa procedura di intervento sull’adulto.
L’unica differenza rispetto all’adulto è che, una volta messo in P.L.S., il capo deve essere esteso di meno.
Si continua a monitorare il soggetto mantenendo questa posizione fino all’arrivo dei soccorsi o se presenta un sintomo di ripresa.
3.2 – il cuore batte ma il soggetto non respira
Nel caso in cui il bambino sia in arresto respiratorio, bisogna effettuare 1 insufflazione ogni 5 secondi per un minuto.
Per farlo, si mette una mano a C sulla sua fronte, indice e medio dell’altra mano si posizionano sotto al mento e spingono per l’estensione del capo. Da qui, la mano vicina al mento apre la bocca con la manovra a borsellino, mentre l’altra mantiene l’estensione e pinza il naso e lo spinza tra un’insufflazione e l’altra.
Al termine del minuto, si effettua nuovamente la fase MO.TO.RE. e si agisce di conseguenza alle condizioni presenti in quel momento.
3.3 – il cuore non batte
Se non si avverte battito, bisogna iniziare la R.C.P.
Nel caso del bambino, le compressioni dovranno essere effettuate ad una profondità di almeno 4cm e ad una velocità di almeno 120bpm (circa 2 compressioni al secondo). Inoltre, per fare le compressioni non si useranno due mani, bensì una sola.
Per trovare il punto di repere, bisogna usare il proprio pollice, metterlo al centro del torace del soggetto e scivolare fino a trovare la fine dello sterno. Da questo punto, si ruota il pollice verso sé stessi e si mettono indice, medio e anulare dell’altra mano a monte di esso. Successivamente, il pollice si stacca dal torace e si posiziona il centro della parte bassa del palmo di quella mano a monte delle 3 dita. L’altra mano, che nell’adulto andrebbe sopra ad effettuare le compressioni, nel caso del bambino si mette a C sulla fronte, per mantenere la testa ferma durante le compressioni. Non è possibile metterla per terra né tantomeno dietro la schiena, poiché questo creerebbe un dislivello nell’altezza delle spalle del soccorritore, facendolo affaticare maggiormente e mettendo a rischio il soggetto nel caso in cui il soccorritore ricevesse casualmente una spinta durante le manovre.
Una volta assunta la corretta posizione, si possono effettuare 30 compressioni seguite da 2 insufflazioni. Durante le insufflazioni, è importante praticare l’estensione del capo.
Al termine di 5 cicli di R.C.P. o in caso di sintomo di ripresa, bisogna effettuare di nuovo la fase MO.TO.RE.
Se il cuore del bambino batte e c’è respiro, bisogna valutare lo stato di coscienza: se è cosciente, si cerca di mantenerlo sveglio fino all’arrivo dei soccorsi avanzati, mentre se non è cosciente si mette in P.L.S. estendendo il capo.
Se è presente solo il battito ma non il respiro, si esegue nuovamente 1 insufflazione ogni 5 secondi per un minuto.
Se il battito è assente, si procede con la R.C.P.
B. L. S. Donna Incinta
Le procedure di intervento su una donna incinta sono da effettuare quando la donna si trova a partire dal sesto mese di gravidanza, ossia quando la pancia è immediatamente evidente all’occhio. Se non si presume una gravidanza, allora si procede utilizzando le procedure di intervento su un adulto.
La presenza del feto rende più difficoltose le manovre di B.L.S., specialmente la R.C.P. Infatti, in una donna incinta si verifica un abbassamento medio della pressione arteriosa, dovuto allo sviluppo degli ormoni della gravidanza, che riducono le resistenze vascolari. Inoltre, l’aumento di volume della pancia comporta un innalzamento del diaframma e una diminuzione della capacità funzionale respiratoria residua dal 10% al 25%. Questo, unito all’aumento del consumo di ossigeno, causato dalla necessità di sopperire anche alla respirazione del feto, porta più velocemente verso l’ipossia.
Se ne ha la possibilità, il soccorritore, per tutta la durata delle manovre di B.L.S., dovrà inclinare il corpo della donna di 30°, al fine di evitare la posizione supina. Il corpo non deve essere inclinato attraverso oggetti come asciugamani, teli o vestiti (in quanto non rigidi) né tantomeno con materiali che possano causare lesioni alla paziente.
1 – valutazione ambientale
La valutazione ambientale rimane la stessa per tutti i casi. Il luogo d’intervento deve essere rigido e sicuro.
Nel caso in cui non sia rigido, è possibile spostare la paziente su un’altra superficie.
Nel caso in cui non sia sicuro, bisogna immediatamente allertare l’1.1.2.
2 – valutazione dello stato di coscienza
La valutazione della coscienza è la medesima dell’adulto: bisogna avvicinarsi all’infortunata inginocchiandosi al suo fianco, mettendo un ginocchio all’altezza delle sue spalle e l’altro all’altezza del suo ombelico. Poggiando i propri pollici sulle sue clavicole, si danno dei colpetti sui trapezi e, nel frattempo, si stimola la paziente uditivamente a entrambe le orecchie.
In caso sia cosciente, bisogna alzarle le gambe e fornirgli acqua e zucchero, se può assumerlo. Se si ritiene necessario, è possibile chiamare l’1.1.2. per maggiori accertamenti.
In caso non sia cosciente, si deve immediatamente incaricare qualcuno di chiamare i soccorsi, specificando nome, cognome, qualifica, il luogo in cui ci si trova e che si è in presenza di una donna incinta non cosciente.
3 – fase mo. to. re.
La fase MO.TO.RE. si esegue nello stesso modo dell’adulto.
Si mette una mano a C sulla fronte del soggetto, con l’altra mano si posizionano le punte di indice e medio sotto al mento con il polso parallelo al pavimento e si spinge il capo all’indietro praticando l’estensione. Da qui, le dita scivolano nella fossa carotidea, ci si avvicina alla bocca del soggetto guardando il suo torace e si contano 10 secondi ad alta voce.
Terminati i 10 secondi, si aggiornano i soccorsi su quanto appena valutato.
3.1 – il cuore batte ed il soggetto respira
Se il cuore della donna batte e lei respira ma non è cosciente, bisogna effettuare la posizione laterale di sicurezza eseguendo l’iperestensione.
Nel caso della donna incinta, è possibile girare il corpo sul lato sinistro, solamente se non vi è nulla ad ostruire il passaggio del soccorritore e se ha la possibilità di spostarsi a sinistra per farlo. Altrimenti, bisogna sempre ruotarlo verso il lato del soccorritore, così da poter monitorare meglio l’infortunata.
La P.L.S. si mantiene fino all’arrivo dei soccorsi oppure in presenza di un sintomo di ripresa.
3.2 – il cuore batte ma il soggetto non respira
Se il cuore dell’infortunata batte ma non è presente respiro, bisogna effettuare1 insufflazione ogni 5 secondi per un minuto, utilizzando le stesse modalità di intervento dell’adulto. Prima di iniziare, è importante incaricare una persona che tenga il timer di un minuto mentre si eseguono le insufflazioni.
Mettendo una mano a C sulla fronte della paziente e indice e medio dell’altra mano sotto al suo mento, si effettua l’iperestensione del capo. Mantenendo l’iperestensione, la mano vicina al mento apre la bocca con la manovra a borsellino e, tappando e stappando il naso tra un’insufflazione e l’altra, si immette aria nella bocca dell’infortunata.
Al termine del minuto, si controllano nuovamente i parametri vitali con la fase MO.TO.RE.
3.3 – il cuore non batte
Se il cuore non batte, bisogna effettuare la R.C.P.
Nel caso della donna incinta, ci sono due accorgimenti a cui il soccorritore deve fare attenzione per effettuare correttamente le compressioni.
Prima di iniziare la R.C.P., infatti, il soccorritore dovrà chiedere ad un’altra persona di inginocchiarsi dal lato opposto a lui e spostare la pancia della donna incinta verso la sinistra della paziente: questa manovra intende simulare una dislocazione dell’utero attraverso lo spostamento della pancia al fine di migliorare il flusso sanguigno fornito con la R.C.P. Questo consente al peso del feto di non gravare sul fegato, che si trova a destra, e su due importanti vasi sanguigni: l’arteria (o aorta) addominale e la vena cava inferiore. La persona dovrà mantenere la posizione per tutta la durata della R.C.P. Nel caso in cui si sia riusciti ad inclinare il corpo della donna di 30°, non è necessario spostarle la pancia.
Una volta spostata la pancia, si possono iniziare le compressioni. In questo caso, il punto di compressione sarà più alto rispetto a quello dell’adulto di circa 2cm, poiché il diaframma e gli organi interni si spostano verso l’alto per lasciare spazio al feto. Per individuarlo correttamente, bisogna posizionare il proprio pollice al centro del torace, farlo scivolare fino alla fine dello sterno e girarlo verso sé stessi. Da qui, indice, medio e anulare dell’altra mano si posizionano a monte del pollice, il quale si stacca dal torace e, con quella mano, si aggiungono indice e medio a monte delle 3 dita, che corrispondono alla misura di circa 2cm. Anche le 3 dita si staccano e si posiziona il centro della parte bassa del palmo di quella mano a monte di indice e medio, che poi andranno a cingere, insieme alle altre dita, la mano appena posizionata per fare le compressioni.
Quando si trova il punto di repere, si effettuano 30 compressioni ad una profondità di almeno 5cm con un ritmo di almeno 100bpm. A seguito delle 30 compressioni, si effettuano 2 insufflazioni.
Al termine dei 5 cicli di R.C.P. o in presenza di un sintomo di ripresa, si esegue nuovamente la fase MO.TO.RE. e si agisce di conseguenza in base alla situazione che vi si presenta.
Se il cuore della donna batte e c’è respiro, bisogna valutare lo stato di coscienza: se è cosciente, si cerca di mantenerla sveglia fino all’arrivo dei soccorsi avanzati, mentre se non è cosciente si mette in P.L.S. (se possibile, verso sinistra).
Se è presente solo il battito ma non il respiro, si esegue nuovamente 1 insufflazione ogni 5 secondi per un minuto.
Se il battito è assente, si procede con la R.C.P.
B. L. S. Neonato (P. B. L. S.)
Quando si eseguono le manovre di Pediatric Basic Life Support (P.B.L.S.), ossia quelle per intervenire su un neonato (considerato tale fino ai 2 anni di età), bisogna utilizzare la massima cautela, poiché il suo corpo è estremamente fragile. È possibile distinguere un neonato da un bambino poiché la sua corporatura è più piccola e, solitamente, la testa appare più grande in rapporto alle dimensioni totali del corpo.
1 – valutazione ambientale
Il P.B.L.S. è l’unico caso che permette di eseguire le procedure su un piano rialzato anziché per terra, purché esso sia stabile. Come nel caso del bambino, è importante informare i genitori o i tutori di essere un soccorritore qualificato in grado di intervenire.
La superficie deve, in ogni caso, essere rigida e sicura.
Nel caso in cui il piano non sia stabile, bisogna effettuare le manovre sul pavimento, in un luogo che sia, comunque, privo di oggetti che possano causare ulteriori danni al neonato, come sassi o rocce. Se la zona non è sicura, bisogna avvertire l’1.1.2. Nel caso in cui non sia rigida, è possibile spostare delicatamente il corpo del soggetto su un’altra superficie.
2 – valutazione dello stato di coscienza
Visto che la corporatura del neonato è molto gracile, non è possibile valutare lo stato di coscienza tramite dei colpi sui trapezi.
Infatti, questo si esegue facendo il solletico sulla pancia del neonato oppure dandogli dei pizzichi sulle cosce o sotto i piedi. Nel frattempo, si effettua la stimolazione uditiva a entrambe le orecchie.
Nel caso in cui risponda agli stimoli e sia cosciente, non si possono alzare le gambe o fornire acqua e zucchero, ma si prende il neonato in braccio e, se si ritiene opportuno, si possono chiamare i soccorsi o ci si può recare al pronto soccorso per ulteriori accertamenti. È chiaro che un lattante non potrà rispondere a parole, ma, al contrario, manifesterà lo stato di coscienza attraverso il pianto, la risata, un lamento, un movimento degli arti o degli occhi.
In caso non sia cosciente, si deve immediatamente incaricare qualcuno di chiamare i soccorsi, specificando nome, cognome, qualifica, il luogo in cui ci si trova e che si è in presenza di un neonato non cosciente.
3 – fase mo. to. re.
Anche la fase MO.TO.RE. si esegue diversamente nel caso del neonato.
Non è possibile posizionare la mano a C sulla sua fronte poiché le ossa del cranio non sono ancora sviluppate: infatti, in quella zona sono presenti le fontanelle, ossia dei punti in cui il tessuto osseo è ancora molle e modellabile. Inoltre, non si può effettuare né l’estensione né l’iperestensione del capo perché la laringe, non ancora formata del tutto, è a forma conica ed è molto fragile.
Perciò, per effettuare la fase MO.TO.RE. si dovrà lasciare la testa del neonato neutra, in posizione di riposo, e poggiare una mano a monte del capo, senza toccarlo, per scaricare il peso del nostro corpo.
Il punto in cui posizionare le dita per sentire il battito cardiaco non è la fossa carotidea, poiché, in quel punto, i neonati presentano del grasso e, facendo forza con le proprie mani, si rischierebbe di causare danni al soggetto. Per queste ragioni, il battito si rileva tramite il polso brachiale, che si trova sul lato interno della piega del gomito in corrispondenza dell’arteria brachiale.
Con pollice, indice e medio dell’altra mano, si afferra delicatamente il braccio del neonato più vicino al soccorritore e si contano ad alta voce 10 secondi avvicinandosi alla bocca del lattante per percepire il respiro e guardando il suo torace.
Terminati i 10 secondi, si aggiornano i soccorsi su quanto appena valutato.
3.1 – il cuore batte ed il soggetto respira
Nel caso in cui il neonato non sia cosciente, ma il suo cuore batta e lui respiri, non si effettua la P.L.S., bensì si continua a monitorare il lattante prendendolo in braccio in attesa dell‘arrivo dei soccorsi.
3.2 – il cuore batte ma il soggetto non respira
Se il battito cardiaco è presente ma non c’è respiro, bisogna effettuare 1 insufflazione ogni 5 secondi per un minuto. Nel caso del neonato, però, queste andranno eseguite usando la tecnica bocca-bocca/naso, al contrario degli altri casi in cui si svolgono bocca a bocca.
Prima di iniziare le insufflazioni, bisogna incaricare qualcuno di tenere il tempo di un minuto. Aprendo delicatamente la bocca del lattante con pollice e indice, si può immettere aria coprendo con la propria bocca sia il naso sia la bocca del soggetto: pertanto, non è necessario pinzare il naso fra un’insufflazione e l’altra.
Al termine del minuto, si esegue nuovamente la fase MO.TO.RE. e si agisce in base alla situazione.
3.3 – il cuore non batte
Se il cuore del neonato non batte, bisogna effettuare 30 compressioni ad una profondità di almeno 3cm con un ritmo di almeno 120bpm (circa 2 compressioni al secondo), alle quali seguono 2 insufflazioni.
Nel caso del neonato, il punto di repere si trova esattamente al centro del torace, fra i due capezzoli. Una volta individuato, si possono iniziare le compressioni, che si eseguono utilizzando medio e anulare piegati verso il basso. Queste dita, che in questa posizione hanno più o meno la stessa lunghezza, devono essere posizionate perpendicolarmente allo sterno e devono spingere per effettuare le compressioni, mentre i polpastrelli di pollice e indice dell’altra mano mantengono la testa ferma tenendo i lati della fronte. Per comprimere, è anche possibile utilizzare indice e medio uniti, sebbene sia sconsigliato poiché la piegatura del polso e del gomito, in questa posizione, non consentono di effettuare in maniera corretta le compressioni, che risulterebbero meno efficaci e più faticose per il soccorritore.
È importante non appoggiare l’intera mano sulla fronte del lattante, per evitare di applicare troppa pressione sulle fontanelle.
Dopo le 30 compressioni, si eseguono 2 insufflazioni bocca-bocca/naso aprendo delicatamente la bocca del neonato per permettere all’aria di entrare.
Al termine dei 5 cicli di R.C.P. o in caso di sintomo di ripresa, bisogna misurare nuovamente i parametri vitali tramite la fase MO.TO.RE.
Se il cuore del neonato batte e c’è respiro, bisogna valutare lo stato di coscienza: se è cosciente, si cerca di mantenerlo sveglio fino all’arrivo dei soccorsi avanzati, mentre se non è cosciente si continua a monitorare i parametri senza metterlo in P.L.S.
Se è presente solo il battito ma non il respiro, si esegue nuovamente 1 insufflazione ogni 5 secondi per un minuto.
Se il battito è assente, si procede con la R.C.P.